Il ponte

Parrocchia
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Il ponte

Il passeggero che da S. Martino va a Santarcangelo, guardando a mare dal ponte del Marecchia, vede i ruderi di un altro ponte che merita di essere ricordato. Anzitutto va detto che un ponte di unione fra Santarcangelo e le due frazioni oltre Marecchia è stato un sogno vagheggiato da secoli perché mai a memoria storica risulta che sia esistito non ostante la urgente necessità. I vecchi del posto ricordano con ribrezzo la passerella di legno di quando in quando portata via dalle fiumane , le disgrazie accadute per attraversare a guado il fiume, le difficoltà di accedere al comune nei mesi invernali, il passaggio coi birocci , cogli stivaloni, sulle spalle dei Mussoni ecc. Raggiunta l'unità d'Italia , col nuovo secolo si pensò seriamente anche a questo ponte. Quello di cui si vedono i ruderi, bramato e auspicato da tempo fu progettato dall'lng. Vincenzi tecnico comunale e avute le dovute approvazioni e finanziamenti, andò in appalto ad una ditta svizzera prima della grande guerra. Arrivata questa , il progetto fu sospeso e quando nel 1919 fu riportato alla luce i prezzi stabiliti in L. 220.000 dovette essere aggiornati ad oltre un milione anche a causa del periodo di particolare instabilità economica e politica che seguì la prima guerra mondiale. Si dovette arrivare al 1925 ed oltre per vedere a congiungersi le due sponde del Marecchia e poter guardare dall'alto di quel bel ponte, l'acqua vorticosa schiumeggiare fra i piloni e dirigersi serpeggiando verso il mare! Era stata la ditta dell'lng. Finzi di Ferrara. Lungo m. 252, largo m. 4,50 di corsia m. 1,10 di banchine pedonali oltre ai parapetti di m. 0,40 (in tutto m. 6), il ponte artistico nel suo disegno, splendido nell'arco delle sue 9 bocche meritava un' inaugurazione degna dell'attesa. E venne niente di meno che S. Maestà il Re d’Italia Vittorio Emanuele III sul mezzogiorno del giorno 11 Settembre 1926. Proveniva da Roma, (via Firenze-Bologna) e andava a Rimini per inaugurare il monumento ai caduti tutt'ora esistente in Piazza Ferrari. Esistono ancora le foto ricordo del corteo reale che dalla stazione ferroviaria passo attraverso le vie pavesate a festa e brulicanti di cittadini osannanti e arrivò al ponte. Là il parroco di Santarcangelo Can. Nardi diede la benedizione augurale e il Re tagliò il simbolico nastro e percorse a piedi il nuovo ponte. Qualcuno dei Sammartinesi presenti alla cerimonia dice che il Re pronunciò queste parole:" Bel ponte peccato che sia troppo stretto! ", Se fosse vero il Re avrebbe dimenticato che al tempo di suo nonno, Vitt. Emanuele II e precisamente nel 1866 fu varata una legge che obbligava i comuni a fare le strade non più larghe di 6 Metri allo scopo evidente di salvaguardare i campi coltivati. Ma a quel tempo i mezzi di comunicazione si limitavano alle carrozze dei signori e ai birocci dei contadini, mentre nel 1926 esistevano già automobili di ogni tipo. Tuttavia quella legge era ancora in vigore.