Sull'argine della Fossa Patara

Parrocchia
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San Martino - Sull'argine della Fossa Patara

Dovendo Gaietto Malatesta, nel 1376, rioccupare a nome del papa la terra di Romagna, quando fu a Santarcangelo passò il Marecchia per espugnare a San Martino la Torre dei Battagli, piena di viveri e munizioni. Ma non fu facile, per cui dovette ricorrere all' inganno Così racconta don Tamagnini su "La voce del campanile", presentando alla sua comunità le vicende storiche più significative della parrocchia di San Martino dei Mulini. Oggi quella torre si chiama Torre della Tomba o impropriamente, Torre Malatestiana. In realtà fu costruita da Balduccio Battagli, detto Fusso, fra il 1340 e il 1350, allo scopo di fortificare e difendere una sua proprietà agricola con fattoria annessa. Ma non è questo il riferimento storico più antico riguardante la nostra località e parrocchia. Il Tonini sostiene qui esistesse un tempietto pagano divenuto poi, fra il IV e V secolo, un luogo di culto cristiano. Di certo, nella bolla di papa Lucio II, del 1144, viene enumerato San Martino in Cereto fra le chiese dipendenti dalla Pieve di San Giovanni in Bulgaria Nova e più tardi , nel 1290, fra gli enti che dovevano pagare le "decine dell'Italia". C'è però un fatto curioso da spiegare: oggi la parrocchia è dedicata anche a S.Bartolomeo e non solo a San Martino. Forse, sostiene don Tamagnini, c'è stata l'unione di due titoli in una sola chiesa. Lo testimonierebbe il fatto che nel quadro, del 1654, posto sopra l'altare maggiore sono rappresentati da una parte il martirio dell'apostolo San Bartolomeo e dall'altra il vescovo San Martino, nell'atto di donare un pezzo del suo mantello al povero infreddolito. Certo più facile da comprendere il cambio fra Cereto e Molini. Nel suo territorio di questa parrocchia, lungo l'antica Fossa Patara o anche Fossa dei Molini, esistevano ben cinque che servivano non solo i contadini della zona di San Martino, corpolò o Santarcangelo, ma anche molti panettieri di Rimini. Una storia più documentata dell'attuale chiesa di San Martino inizia alla fine del 1500, con la sua Compagnia del Rosario del 1615, con la cappella della Madonna, il quadro del Rosario e i Misteri della medesima epoca. Il campanile poi porta la data di erezione incisa in una epigrafe murata all’interno: "Gaudentius Pavolinus huis ecl.ae Rector F.C. Anno Domini MDCXXXII". Si può dire che la chiesa fu soggetta a continue modifiche e riparazioni fino al 1894, quando don Giovanni Ricci tolse tutte le tombe sottostanti il pavimento e fece la cappella di San Giuseppe. Infine il Genio Civile, per riparazione dei danni di guerra, nel 1967 rifece il tetto e ingrandì la sacrestia. Un particolare può colpire chi va per la prima volta a visitare questa chiesa: essa non ha facciata, ma la porta principale si apre su un fianco, in un piccolo atrio lasciato libero dalla successiva costruzione di canonica e opere parrocchiali. Questo si può spiegare col fatto che la cappella iniziale di San Martino era stretta fra la via Tomba e la Fossa Patara.Quindi per ingrandirla non restò altro che allungarla nella direzione stessa della strada e della Fossa.

Tratto dal libro " Una Chiesa, le sue Chiese".